Il grave momento di crisi economica causato dagli scenari di guerra, dall’impennata del costo materie prime e dall’inflazione (+ 5,7 a febbraio 2022) sta incidendo pesantemente sul mondo della distribuzione, del commercio e dell’artigianato, più che in altri settori. A soffrire di più sono le attività di ristorazione, i panifici, i piccoli negozi di generi alimentari e ortofrutta, legati a prodotti come olio di girasole, mais, frumento, farina di soia. Ma anche molti negozi del settore non alimentare dove i prodotti legati alle materie prime come alluminio, acciaio, plastica, nickel, stanno facendo lievitare i prezzi. Il prodotto finito o semilavorato arriva al commerciante o all’artigiano già carico di tutti gli aumenti della filiera distributiva.

Da una parte, al rincaro delle materie prime e l’ aumento delle bollette energetiche di luce, gas e carburante rendono insopportabili i costi di gestione. Dall’altra, un calo dei consumi dovuto alla grande incertezza del momento, costringe le famiglie a ridurre le spese. L’indice di fiducia dei consumatori, infatti, ha raggiunto il valore più basso da gennaio 2021 a causa del forte deterioramento delle aspettative sia sulla situazione economica del paese sia su quella personale Tutto ciò rappresenta una vera e propria morsa per chi deve acquistare prodotti, già finiti o da lavorare, per rivenderli al consumatore. L’Ascoa evidenzia come commercianti ed artigiani rappresentino l’anello più debole e più critico della crisi economica e auspica l’adozione di adeguate tutele, con provvedimenti in grado di attenuare le forti criticità, come ad esempio la riduzione dell’iva sui prodotti interessati dall’aumento dei prezzi e di crediti d’imposta o ristori economici legati alle rimanenze di magazzino e all’invenduto rispetto ai periodi 2019/2020.