ATTIVITA’ COMMERCIALI: controllo requisiti morali e verifiche antimafia. Ammessa l’autocertificazione

Da uno stralcio della risoluzione 37870 del 12.02.2016 del Ministero Sviluppo Economico:

“L’articolo 85 del decreto legislativo n. 159 del 2011, al comma 2, elenca i soggetti cui deve riferirsi la documentazione antimafia. Tale documentazione, ai sensi dell’articolo 84, comma 1, è costituita dalla comunicazione antimafia e dall’informazione antimafia. Nello specifico, ai sensi del comma 2 “La comunicazione antimafia consiste nell’attestazione della sussistenza o meno di una delle cause di decadenza, di sospensione o di divieto di cui all’articolo 67”. Ai sensi del successivo comma 3 “L’informazione antimafia consiste nell’attestazione della sussistenza o meno di una delle cause di decadenza, di sospensione o di divieto di cui all’articolo 67, nonché (…) nell’attestazione della sussistenza o meno di eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi delle società o imprese interessate indicati nel comma 4”. Ai sensi del comma 3, dell’articolo 85, solo in caso di informazione antimafia, questa deve riferirsi anche ai familiari conviventi di maggiore età dei soggetti elencati in precedenza. Peraltro, l’articolo 91, che disciplina l’informazione antimafia, dispone che: “I soggetti di cui all’articolo 83, commi 1 e 2 (ovvero le amministrazioni pubbliche, gli enti pubblici e così via) devono acquisire l’informazione di cui all’articolo 84, comma 3, prima di stipulare, approvare o autorizzare i contratti e subcontratti, ovvero prima di rilasciare o consentire i provvedimenti indicati nell’articolo 67, il cui valore sia: a) pari o superiore a quello determinato dalla legge in attuazione delle direttive comunitarie in materia di opere e lavori pubblici, servizi pubblici e pubbliche forniture, indipendentemente dai casi di esclusione ivi indicati; 4 b) superiore a 150.000 euro per le concessioni di acque pubbliche o di beni demaniali per lo svolgimento di attività imprenditoriali, ovvero per la concessione di contributi, finanziamenti e agevolazioni su mutuo o altre erogazioni dello stesso tipo per lo svolgimento di attività imprenditoriali; c) superiore a 150.000 euro per l’autorizzazione di subcontratti, cessioni, cottimi, concernenti la realizzazione di opere o lavori pubblici o la prestazione di servizi o forniture pubbliche”. Ad avviso della scrivente, tali disposizioni devono essere interpretate in combinato disposto con quanto sancito dall’articolo 89, il quale, al comma 1, dispone che “Fuori dei casi in cui è richiesta l’informazione antimafia, i contratti e subcontratti relativi a lavori, servizi o forniture dichiarati urgenti ed i provvedimenti di rinnovo conseguenti a provvedimenti già disposti, sono stipulati, autorizzati o adottati previa acquisizione di apposita dichiarazione con la quale l’interessato attesti che nei propri confronti non sussistono le cause di divieto, di decadenza o di sospensione di cui all’articolo 67. La dichiarazione deve essere sottoscritta con le modalità di cui all’articolo 38 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445”. Al successivo comma 2, prevede, altresì, che ”La predetta dichiarazione è resa dell’interessato anche quanto gli atti e i provvedimenti della pubblica amministrazione riguardano: a) attività private, sottoposte a regime autorizzatorio, che possono essere intraprese su segnalazione certificata di inizio attività da parte del privato alla pubblica amministrazione competente; b) attività private sottoposte alla disciplina del silenzio-assenso (…)”.

Da quanto sopra, ad avviso della scrivente, nel caso del settore relativo alle attività commerciali e di somministrazione di alimenti e bevande assoggettabili a SCIA e al silenzio-assenso, deriva che: • ai fini della verifica del possesso dei requisiti di onorabilità prescritti dall’articolo 71 del decreto legislativo n. 59 del 2010, è ammissibile l’autocertificazione antimafia; • nei medesimi casi di attività l’autocertificazione antimafia non è prescritta per i familiari conviventi; • con riferimento all’ “interessato” indicato nell’articolo 89 del decreto legislativo n. 159, ovvero colui che ai sensi del citato articolo deve attestare che nei propri confronti non sussistano cause ostative ai sensi dell’articolo 67 del medesimo decreto, le dichiarazioni antimafia possono essere rese dal soggetto obbligato al possesso dei requisiti morali che, in caso di ditta individuale, è il titolare o l’eventuale persona preposta all’attività commerciale, in caso di società, associazioni od organismi collettivi, è il legale rappresentante o altra persona preposta all’attività commerciale o tutti i soggetti ora individuati dall’articolo 85 del decreto legislativo n. 159.”

fonte: Ministero Sviluppo Economico